     p 217 .
     
Paragrafo 1 . Contro il positivismo e il materialismo.

     
Introduzione.

L'opera  letteraria  di  Dostoevskij   una  sfida  continua  alla
cultura occidentale, con riferimenti espliciti alla filosofia,  in
particolare a quella positivista.

Il momento stirneriano e la critica alla filosofia positivista.
     
La prima opera di Dostoevskij che affronta tematiche filosofiche 
Memorie  dal sottosuolo, del 1864. Quest'opera  ricca  di  spunti
filosofici,  e  costituisce una dura presa di posizione,  in  nome
dell'individuo  e  della  sua libert,  contro  gli  ideali  della
modernit. La reazione al razionalismo positivistico  spinta fino
agli   eccessi   della  pi  totale  irrazionalit,   e   presenta
interessanti analogie con i temi affrontati da Stirner.(2)

p 218 .

Razionale e irrazionale.
     
Nella  seconda met dell'Ottocento il razionalismo  in  Europa  si
esprimeva  soprattutto su tre piani: nell'esigenza  socialista  di
rinnovare  la  societ intera attraverso la razionalizzazione  del
mondo  del  lavoro;  nell'esigenza borghese di  razionalizzare  la
societ  attraverso la cultura positivista, il progresso  tecnico-
scientifico  e  la burocratizzazione; nel pregiudizio  tipicamente
maschile  di  considerare gli uomini - in quanto pi  razionali  -
superiori alle donne.
     Dostoevskij prende in esame sia il razionalismo in s, sia in
queste  sue  manifestazioni, sviluppando nei  loro  confronti  una
critica  degna del massimo interesse. In particolare egli  rifiuta
con   forza  la  filosofia  positivista  e  materialista,   allora
dominante   anche  in  Russia,(3)  giudicandola  un   insieme   di
chiacchiere  logiche,  fondate su  un'antropologia  errata.  Per
Dostoevskij la razionalit esprime solo la dimensione superficiale
dell'uomo (il venti per cento di tutte le sue facolt); mentre  la
dimensione  profonda dell'uomo (simile a ci  che  Freud  chiamer
inconscio(4))   non    razionale  e  non  sar   mai   totalmente
razionalizzabile.
     La  mente  euclidea,  cio la razionalit  scientifica  del
pensiero moderno, vuole razionalizzare la societ e il mondo: ma 
destinata  all'insuccesso, perch - afferma Dostoevskij  -  l'uomo
talvolta ama appassionatamente anche la distruzione e il caos  e
pu desiderarsi addirittura il male e cose assurde e stupidissime
e non essere tenuto a desiderarne solo d'intelligenti(5).
     Nel  cuore dell'uomo ci sono antitesi profonde, insuperabili,
che  producono  il  fenomeno  dello sdoppiamento:  esso  si  rende
evidente   in   chi    profondamente  malvagio  e   in   chi   ha
particolarmente  sofferto. Il fenomeno  dello  sdoppiamento  viene
descritto, da un punto di vista psicologico, nel romanzo Il sosia;
da  un  punto  di  vista  ontologico, invece,  nei  romanzi  della
maturit, attraverso personaggi come Smerdjakov, che  il doppio
di  Ivan  nel romanzo I fratelli Karamazov, o come Stavrogin,  nel
romanzo I demoni, che ha due doppi: Ptr Verchovenskij e Satov.
     C'  nell'uomo un vorticoso processo dialettico, che  mai  si
ferma:  esso    la vita stessa. E la ragione, che  vuole  imporre
schemi   astratti,  prefissati,  diventa  una  pericolosa  nemica:
Questo  due  pi  due quattro non  la vita, bens  il  principio
della   morte(6).  Dostoevskij  nega  anche  che  l'uomo   aspiri
veramente alla felicit e che sia disposto sempre ad agire secondo
il  proprio  tornaconto: a volte preferisce la libert oltre  ogni
interesse e convenienza; perci sceglie l'irrazionale, l'arbitrio,
il  dionisiaco:  Si pu benissimo voler qualcosa a  dispetto  del
proprio  interesse(7). La volont  autonoma e pretende di  avere
il diritto di affermare anche la propria stupidit; Dostoevskij si
domanda e propone: Non sarebbe il caso di dare un calcio a  tutta
questa  ragionevolezza nell'unico intento di  mandare  al  diavolo
tutti i logaritmi e di tornare a vivere a nostro modo?(8).

p 219 .

[Figura  non  riportata: Il Palazzo di cristallo,  inaugurato  a
Londra  il  primo maggio 1851, ospitava, nell'immensa struttura  a
vetrate,  l'Esposizione Universale, che aveva lo scopo di rivelare
le opere dell'industria di tutte le Nazioni].

Il mito della societ perfetta.
     
L'uomo  positivista  affascinato dal mito della societ perfetta:
essa  potr essere raggiunta attraverso la razionalizzazione della
organizzazione sociale. Per Dostoevskij questo mito attrae proprio
perch   un mito.Se esso si trasformasse in realt, tutto il  suo
fascino scomparirebbe perch la societ verrebbe a rassomigliare a
un alveare o a un formicaio. Se si realizzasse la societ perfetta
ne  deriverebbe  per  l'uomo una limitazione della  libert  molto
simile  a una sua radicale negazione. Il filosofo russo  convinto
che l'uomo non accetter mai di vivere in una societ-alveare;  la
vita  in un formicaio non fa per lui. Il Palazzo di cristallo  
un  edificio  che   gli piace soltanto da  lontano  e  da  vicino
nient'affatto(9); n gli piace essere trasformato in un tasto  di
pianoforte: infatti ogni azione dell'uomo sembra consistere  solo
in  questo: nel dimostrare continuamente a se stesso di essere  un
uomo  e  non  un tasto(10). Infine, nel Diario di uno  scrittore,
egli  scrive:  L'uomo non ha la sua formula  come  le  api  e  le
formiche(11).

Il mito del progresso.
     
Un  altro  mito dell'uomo moderno denunciato da Dostoevskij    il
progresso: esso si basa su una concezione della storia prodotta da
un  razionalismo ingenuo che domina la cultura occidentale  e  che
non fa i conti con l'uomo reale,

p 220 .

con  la  sua capacit di distruggere, con il suo desiderio di  non
uniformarsi, con la sua irrazionalit, con la presenza  del  male.
Il filosofo osserva che la ragione e la scienza hanno originato il
mito  del progresso e che ne costituiscono il fondamento,  ma  che
esse hanno sempre avuto nella vita dei popoli una funzione servile
e  secondaria (sono state utilizzate per il potere, il  benessere,
eccetera).    Il    radicalismo   tipico   del   pensiero    russo
dell'Ottocento, che nell'arco di pochi anni port dal  liberalismo
al   socialismo   e  al  nichilismo,  permise  a  Dostoevskij   di
comprendere  la  contraddittoriet dello schema progressista,  nel
senso  che  il progressista di oggi  inevitabilmente destinato  a
diventare  il  reazionario di domani. Ancora - nota  lo  scrittore
verso  la fine degli anni Settanta - si trova in Russia gente  che
si   ritiene   progressista  perch  sostiene   idee   che   erano
progressiste trenta o quaranta anni prima.(12)

Il problema dell'esistenza di Dio e il confronto con Feuerbach.
     
Dostoevskij  scrisse  che il problema dell'esistenza  di  Dio  era
quello  che  pi lo aveva tormentato durante tutta la  vita.  Egli
conosceva  le  idee di Feuerbach fin dagli anni  Quaranta,  quando
frequentava  il circolo di B. Petrasevskij, divulgatore  di  idee
liberali  e  socialiste. Tornato dalla Siberia, dove  aveva  avuto
numerose  esperienze  dirette della malvagit  umana,  cominci  a
elaborare una nuova antropologia, fondata sul carattere spirituale
dell'uomo,  che  per questo chiam pneumatologia,  e  defin  se
stesso realista dello spirito.
     Questa  nuova antropologia sta alla base della sua  originale
confutazione della prova feuerbachiana della non-esistenza di Dio:
la  teoria  di Feuerbach ( l'uomo che ha inventato  Dio)  non  lo
convince  affatto;  non riesce a capire come  un  essere  malvagio
quale  l'uomo possa sentire il bisogno della somma bont di  Dio:
Quel  che  fa  meraviglia  che un simile pensiero,  il  pensiero
della  necessit di Dio, sia potuto venire in testa a  un  animale
cos selvaggio e cattivo come l'uomo(13).
     Proprio  le  diverse  premesse  antropologiche  spiegano   la
differenza  tra  Feuerbach e Dostoevskij. Per Feuerbach  l'uomo  
buono per natura, e il male esiste solo come realt sociale;  di
conseguenza, la proiezione psicologica dell'uomo fuori di  s  non
pu  che esprimere le sue aspirazioni, il desiderio di superare  i
propri  limiti,  e  si concretizza dunque nell'idea  di  Dio.  Per
Dostoevskij questa antropologia  astratta e falsa. Egli cerca  di
dimostrarlo,  e  si dilunga a narrare una serie impressionante  di
azioni   malvagie,   soprattutto  rivolte   contro   bambini.   La
confutazione di Feuerbach assume addirittura un tono beffardo: Io
penso  che, se il Diavolo non esiste, ed  stato creato dall'uomo,
questi   l'ha   creato  a  propria  immagine  e  somiglianza(14).
L'osservazione svela la premessa su cui si fonda la  dimostrazione
feuerbachiana:  se  Feuerbach avesse preso  in  considerazione  la
presenza   del  male  nell'uomo,  sarebbe  dovuto  giungere   alla
conclusione   che  anche  il  Diavolo,  prodotto  della   fantasia
religiosa,
     
     p 221 .
     
       stato  creato  dall'uomo  a sua  immagine  e  somiglianza,
esattamente  come Dio. Ma invano cercheremmo nel filosofo  tedesco
questa logica conclusione.
     E'  proprio  la convinzione della bont naturale dell'uomo  a
fare  approdare all'ateismo il filosofo tedesco: se l'uomo  buono
per  natura, allora l'esistenza di Dio gli diventa inutile e  anzi
dannosa,  un  ostacolo alla sua piena liberazione e realizzazione.
Feuerbach aveva affermato nell'Essenza del cristianesimo: Ci che
 dato al cielo,  tolto alla Terra(15).
     
Il male.
     
Forse pochi filosofi hanno sentito e compreso come Dostoevskij  la
forza  straordinaria  del male, che vince  sulle  speranze,  sugli
ideali,  sulla vita, sulla storia dell'uomo. Le pagine pi  famose
dei romanzi di Dostoevskij sono quelle

p 221 .

in  cui  egli  si cimenta nella descrizione della malvagit  umana
(non  solo  dell'uomo contro se stesso e i suoi simili,  ma  anche
contro gli animali).
     Pur  non  avendo  mai  affrontato in maniera  sistematica  il
problema del male, Dostoevskij offre, nei suoi scritti, una  serie
di riflessioni che permettono una schematizzazione delle sue idee.
Egli giunge a distinguere due tipi fondamentali di male.
     Il  primo   il male di tipo empirico. Esso  il pi  comune:
riguarda  le  passioni,  i vizi e i difetti  degli  uomini.  Verso
questo  tipo  di  male  lo scrittore ha un  interesse  soprattutto
psicologico,  come  dimostra  nella  magistrale  descrizione   del
comportamento   di   molti  personaggi  dei   suoi   romanzi.   E'
interessante  notare il fatto che non c', da  parte  sua,  nessun
atteggiamento  di  tipo  moralistico; anzi,  appare  evidente  una
profonda comprensione e partecipazione (d'altra parte egli  stesso
si riteneva un uomo pieno di vizi e un grande peccatore). Possiamo
aggiungere  che in lui  certamente presente anche la  convinzione
che  molto spesso il male  un'espressione della libert dell'uomo
e   del  suo  desiderio  di  autorealizzazione.  I  personaggi  di
Dostoevskij sono cos dinamici, attivi, capaci di vivere una  vita
intensa perch sono ricchi di passioni, di vizi e di sregolatezze.
     Questo  tipo di male, oltre ad essere individuale,  talvolta
anche sociale, e pu diventare una caratteristica di una classe  o
di  un  intero  popolo.  Anche  in  questo  caso  il  giudizio  di
Dostoevskij, in sostanza, non cambia.(16)
     C',  poi, il male di tipo ontologico. Esso si colloca  molto
pi in profondit, e attira in modo straordinario l'attenzione del
filosofo.  Questo tipo di male non  spiegabile, a differenza  del
male  empirico,  con motivazioni psicologiche  o  sociali;  dunque
Dostoevskij  non  cerca di spiegarlo, ma di descriverlo.  Il  male
ontologico si manifesta in forma sia individuale sia collettiva.
     Per  quanto  riguarda il male ontologico di tipo individuale,
lo  scrittore-filosofo ci presenta le figure dei  doppi:  coloro
che  hanno  subto profonde fratture e lacerazioni nella coscienza
e,  in particolare, quelli in cui la passione per le idee spinge
a manifestare fenomeni che possono far pensare ad una possessione
demoniaca. Nei confronti di questi personaggi Dostoevskij  assume
un  atteggiamento  di  timore per il fascino spirituale  che  essi
sprigionano,
     
     p 222 .
     
     e  che  si  spande su quanti li circondano. Egli ne  teme  la
forza interiore enorme, che li rende capaci di dominare gli altri,
di   trasformarli,  di  traviarli.  Essi  esprimono  pi  o   meno
esplicitamente,  talvolta  a  parole,  pi  spesso  con  il   loro
comportamento, il senso dell'affermazione: Dio non esiste, perci
tutto      lecito(17).  Con  loro  non  sono  efficaci   n   la
ragionevolezza,  n  la  pazienza,  n  le  buone  intenzioni.  Il
personaggio  che pi incarna questo tipo di male  Stavrogin,  nel
romanzo I demoni.(18)
     Anche questo tipo di male, per, non  invincibile: a volte 
la  vita stessa, attraverso fallimenti e delusioni, a portare a un
ripensamento;  altre  volte  sono  la  sofferenza  interiore   del
posseduto,  o  la  nausea, il vuoto, l'insoddisfazione,  che  lo
spingono sulla via della guarigione spirituale.
     Dostoevskij   sostiene  che  il  male  ontologico   di   tipo
collettivo  il pi terribile. Esso  legato ad alcune idee e alla
loro  dialettica; prima di tutto a una delle idee che stanno  alla
base  della cultura moderna: quella che di solito  indicata  come
umanesimo non religioso, e che Dostoevskij definiva con  termini
molto  decisi  e  con grande chiarezza: religione dell'Uomo-dio.
Questa  nuova religione, che si fonda sulla negazione di  Dio  e
sulla  conseguente deificazione dell'uomo, possiede -  secondo  lo
scrittore  russo  -  un grande fascino. Un  po'  alla  volta  essa
inculca nelle menti l'idea che l'uomo  in grado di compiere,  con
la  sola  arma della propria razionalit, un cambiamento radicale.
Nella  nuova  societ,  che sorger dalla  distruzione  di  quella
attuale,  l'uomo  vivr  la  pienezza della  libert  e  la  piena
realizzazione di s.
     Per  molto  tempo  non si avvertono le reali  conseguenze  di
questa  nuova  religione;  poi,  pian  piano,  essa  penetra   e
condiziona  tutta  l'atmosfera della  vita  collettiva,  cambia  i
valori,  cambia  i sentimenti e i rapporti, fino a trasformare  la
societ  intera  in  qualcosa che appare  al  filosofo  russo  una
possessione  diabolica  collettiva. Si sviluppa  in  sostanza  una
dialettica,  che,  partendo dalla promessa della  massima  libert
dell'uomo  e  della piena realizzazione di s,  porta  al  massimo
della  schiavit, a una tale oppressione, quale la storia  non  ha
mai conosciuto.
